Questi vasti cameroni di pelliccia che mi avvolgono nell'afa, mi sostengono come salvagenti, mentre secchi di sudore mi irrorano subdolamente e il fiato si accartoccia nelle budella per sfornarsi nei tropici.
L'ordito che si sfibrò in fili frusti non potrà più respingere la torma dell'inconscio che smatassa soltanto l'orrorre dell'ignoto. Spire su spire non tangono il perpetuo spostamento, ma lo simulano percettivamente nell'illusione dilatata.
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