La mummia, dalla testa nera a tamburo rincagna il suo urlo nella secca bocca da piragna. Se ne sta zitta e non si lagna di essersi scompigliata nella polvere. Sembra sul punto di squittire all'improvviso, ma si mantiene rannicchiata a cullare il suo friabile dolore.
L'ordito che si sfibrò in fili frusti non potrà più respingere la torma dell'inconscio che smatassa soltanto l'orrorre dell'ignoto. Spire su spire non tangono il perpetuo spostamento, ma lo simulano percettivamente nell'illusione dilatata.
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